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Attualità

SIAMO TUTTI VITTIME DI DIGITAL-STRESS

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Quando sentiamo parlare di dipendenza da internet, siamo portati a pensare che il fenomeno riguardi solamente le giovani generazioni, i millenials. Invece no, riguarda tutti. In base a una ricerca condotta da Università Sapienza di Roma e Università Cattolica di Milano gli utenti di internet controllano, in media, lo smartphone (o più raramente il computer) tra le 10 e le 20 volte all'ora, circa ogni 3 minuti, per verificare se sono arrivate nuove notifiche. Gli smartphone sono ormai lo strumento privilegiato che utilizziamo per navigare e per organizzare la nostra vita quotidianamente. E non ce ne separiamo mai. Già al mattino appena svegli, il 70% di noi allunga la mano sul comodino per prendere lo smartphone e controllare se qualcuno ci ha scritto, rispondere alle mail, addirittura guardare il meteo... e pensare che basterebbe alzarsi e aprire le finestre per vedere se c'è il sole! "Da qualche tempo ormai viviamo in una condizione di connessione perenne, che ci porta a pensare di dover sempre essere attenti e pronti a una risposta immediata. Ma fra chat, social network, e-mail e applicazioni varie non stacchiamo mai gli occhi dal telefono, né tantomeno la testa dagli impegni", sostiene Terenzio Traisci, psicologo, formatore e ideatore dell'Ingegneria del Buon Umore, autore del libro 'Felicemente stressati', una guida che insegna a vincere lo stress attraverso la risata. Si credeva che la tecnologia ci avrebbe regalato più tempo per noi stessi, ma per ora le cose non stanno così. Siamo diventati schiavi, dipendenti da un telefonino che ci fa sentire connessi con il resto del mondo, amici di tutti e al corrente di tutto quello che succede, tanto da indurci al panico quando per qualche motivo ci ritroviamo disconnessi. Le principali cause di stress ai giorni nostri sono legate al digitale: assenza di rete o giga finiti, tanto per citarne alcuni. Sono nate vere e proprie sindromi, con sintomi assimilabili a quelli di un attacco di panico. Prima fra tutte la nomofobia (no-mobile fobia, cioè la paura di essere senza cellulare o senza rete) che si manifesta con una sensazione di forte disagio nel momento in cui ci si accorge di non essere connessi a internet. Secondo l'Istituto di Psicologia e Psicoterapia comportamentale e cognitiva una persona soffre di nomofobia quando prova una paura sproporzionata di rimanere fuori dal contatto con la rete mobile al punto da sperimentare sensazioni fisiche come mancanza di respiro, vertigini, tremori, battito cardiaco accelerato, dolore toracico, nausea. Nel regno Unito ne soffre più del 53% della popolazione dotata di cellulare. In Italia non è stato ancora fatto un censimento, ma la fobia esiste e ne soffrono soprattutto i giovani tra i 18 e i 25 anni. In assenza di rete, quando non possiamo più comunicare con il resto del mondo, ci sentiamo persi, anche se l'isolamento dura solo qualche ora o minuto. Un'altra fonte di stress, secondo Traisci è data dalle chat (whatsapp tra quelle più utilizzate) "Le chat sono passate dall'essere una rivoluzione epocale nel modo di comunicare, poiché hanno fornito alle persone l'opportunità unica di comunicare con una rapidità e con una varietà prima inesistente, al tramutarsi un incubo poiché ci fanno sentire sempre forzatamente reperibili, a dover accorciare i tempi di risposta, costringendoci a una rapidità costante che genera ansia". Senza contare la distrazione creata dal suono delle notifiche che arrivano, anche se non ne leggiamo il contenuto, soprattutto se siamo inseriti in gruppi costituti da una miriade di persone che vogliono condividere ogni attimo della loro vita, con video, messaggi vocali e gif. Anche i social network costituiscono una grande causa di stress, pubblicare un post o una foto su Instagram o Facebook e ricevere pochi commenti o like può gettarci nello sconforto. Così come le mail. La domanda più ricorrente è: "Leggere o non leggere le mail una volta terminato l'orario di lavoro?". La tentazione è forte, soprattutto quando abbiamo inviato una mail che necessita una risposta rapida, ma la risposta si fa attendere. Siamo arrivati a credere che essere online sia l'unico modo di esistere. Ma questo attaccamento alla modalità "always-on" ha anche una spiegazione scientifica, che ci spiega Traisci: "La tendenza a distrarsi è ciò che ci differenzia dalle altre specie, perché la voglia di esplorare e scoprire novità ci ha permesso di arrivare fin qui. E ogni volta che scopriamo qualcosa di nuovo siamo spinti a cercarne ancora. Il problema è che oggi le fonti di distrazione sono maggiori di quando eravamo uomini primitivi. Ogni volta che vediamo una notifica su social, chat o mail, abbiamo un rilascio di dopamina, il neurotrasmettitore responsabile di gratificazione, ...

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